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Prof. Carlo Consiglio

Da molti anni la caccia in tutti i paesi sviluppati è oggetto di spre polemiche. Specialmente nei paesi mediterranei, dove maggiori sono gli eccessi della caccia, sono pochi a sostenere che le modalità con cui questa si svolge sono soddisfacenti.
Ma che cosa fare, abbolire la caccia o modificarla?
È possibile una gestione della caccia, basata su criteri scientifici, che non danneggi le popolazioni e gli ecosistemi naturali?

Alcuni ritengoni di sì, ed accusano gli abolizionisti di eccessiva emotività.
Se condo costoro, l'abolizione della caccia si può giustificare solo con criteri etici e non scientifici.
Al contrario, questo libro vuol mostrare, sulla base di un'ampia documentazione e di una serrata argomentazione scientifica, che esistono molti punti deboli nelle teorie scientifiche su cui si basa la regolamentazione della caccia; e che tali teorie sono in pratica di difficile applicazione.
CARLO CONSIGLIO è professore ordinario di Zoologia dell'università di Roma (La Sapienza). Da tempo impegnato nella protezione degli animali e della natura, è presidente della Lega per l'abolizione della caccia e segretario dell'European federation against hunting.
Ha scritto "No alla caccia" (2 edizioni, tradotto in tedesco e in catalano), "Una società a misura di natura" e "Dietro le gabbie".


Potete trovarlo in libreria
o ricchiederlo alla "Lega anti caccia" Lac.


 


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Filippo Schillaci

Filippo Schillaci è un cittadino stanco di sopportare gli abusi dei cacciatori e valuta il problema della caccia da un punto di vista insoloto: l'attività venatoria è pericolosa, così tanto che uccide proporzionalmente più degli incidenti sul lavoro.
A perdere la vita o a rimanere feriti per mano dei cacciatori non sono solo fringuelli e volpi, ma anche uomini, donne e bambini che hanno avuto, come unica colpa, quella di trovarsi sulla traiettoria di un cacciatore poco attento e del suo fucile.
Un panorama impressionante di violenza documentato con fonti giornalistiche e statistiche.
L'autore dimostra che i cacciatori sono una delle poche categorie, forse l'unica, che può permettersi di violare diritti fondamentali e garantiti, come quello dell'integrità fisica e alla proprietà, in nome della legge.
E fornisce indispensabili suggerimenti di autodifesa.


Potete ricchiederlo in qualsiasi libreria.


 


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Andrea Chiti-Batelli

La caccia non costituisce solo un gravissimo danno all'ecoligia, ma è altresì causa di sofferenze indicibili per centinaia di milioni di animali feriti; e mentre priva tutti noi del piacere della loro visita, è, nei cacciatori, sintomo di istinti sadici e distruttivi, rivelatori di una personalità abnorme e infantile.

Poichè d'altra parte la caccia non è, nel fatto disciplinare, non resta che una sua abolizione radicale come relitto anacronistico, incompatibile con una civiltà moderna con la dignità umana.

L'obiettivo è tuttavia reso difficile così dalle nostre tradizioni culturali e religiose, prive di ogni considerazione per gli animali e per le loro sofferenze, come dai potenti interessi economici - in particolare dei produttori di armi - che gravitano intorno alla caccia.

Da ciò l'importanza decisiva dell'educazione, della scuola, della sensibilizzazione delle giovani generazioni: un rinnovamento pedagogico e culturale per il quale solo l'unità federale dell'Europa sarà cornice adeguata e impulso valido.


Andrea CHITI-BATELLI è nato a Firenze ed è stato per oltre venticinque anni, come Consigliere parlamentare del Senato, segretario delle Delegazioni parlamentari italiane alle Assenblee Europee.


Andrea Chiti-Batelli, Abolizione della caccia, problema europeo, Piero Lacaita Editore 1997, Manduria-Bari-Roma


 


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