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Movimento vegetariano

JURKA LIBERA



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Foto: www.baer.de




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JURKA: da quasi 3 anni rinchiusa! PERCHE'?

Per un anno ha provato in tutti i modi la fuga, essendo rinchiusa in uno spazio di 1.700 metri quandrati; ora da quasi due anni vegeta in 8.000 metri quadrati, da sola e priva di stimoli.

Chi un cuore per gli animali e sente che anche loro sono esseri viventi che provano dolore come l'uomo, si ricorderà di certo di Jurka; l'orsa che ha pagato caro l'aver cercato aiuto presso gli uomini. Aveva troppa confidenza con l'uomo: questa è stata la sentenza con la quale è stata condannata all'ergastolo. Noi diciamo: Aveva fame e tre cuccioli da allevare, aveva capito che presso l'uomo poteva trovare cibo per lei ed i suoi piccoli.
Prima di decidere di ridurla ad uno stato vegetativo si sarebbe almeno potuto provare a farle trovare cibo in alta quota!!! Gli esperti non erano d'accordo e per questo si è deciso di privarla della sua libertà... i trentini sono stati meno crudeli dei loro cugini tedeschi e svizzeri, invece di ucciderla le hanno costruito un carcere a vita.... Ciò che è stato fatto ad Jurka è una violenza e per quanto ne dicano gli esperti, noi siamo certi che se lei avesse trovato cibo a sufficienza non sarebbe di certo venuta vicino ai centri abitati.
Probabilmente il nostro pianeta a questo punto ha bisogno più di uomini di cuore che di esperti; alcuni li abbiamo conosciuti anche all'interno del progetto "Life Ursus". Facciamo appello a queste persone responsabili del Progetto "Life Ursus" affinché si impegnino a trovare una sistemazione migliore per Jurka, uno spazio di più ettari; l'attuale recinto è piccolo, la vegetazione non è adatta, in estate fa un caldo soffocante e Jurka soffre di solitudine, isolata e priva di stimoli!

Si sta delineando sempre più concretamente la possibilità che una Fondazione tedesca, che si occupa già di orsi dal 1995 e ne ospita 11 nelle proprie strutture, possa ospitare Jurka, in una struttura nuova in costruzione nella Foresta Nera; uno spazio molto più grande (un recinto di 7 ettari) in compagnia con altri animali, orsi, lupi e linci.

Leggete la documentazione originale in lingua tedesca e la traduzione eseguita dalla nostra Associazione.

Documentazione originale in tedesco per il trasferimento di Jurka nella Foresta Nera [8.085 KB]

Documentazione tradotta in italiano da No alla Caccia [8.338 KB]

Il Presidente Marcello Dell'Eva
il Vicepresidente Anna Maria Pilati



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Foto Jurka: No alla Caccia




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STOP ALLA CACCIA SELVAGGIA

RESPINTO IL BLITZ DI CACCIA SELVAGGIA!

"Ha prevalso il senso di responsabilità nel Parlamento e nel Governo che ha evitato di estendere la stagione venatoria senza limiti certi e respinto una vera e propria dereguletion venatoria."
Lo dichiarano le Associazioni Altura, Amici della terra, Animalisti italiani, Cts, Enpa, Fare Verde, Greenpeace, Memento Naturae, No alla Caccia, Lav, Lagaambiente, Lida, Lipu, Mountain Wilderness, OIPA, UNA, Vas, WWF Italia dopo il voto dell'articolo 43 della legge Comunitaria approvato dall'Aula della Camera dei Deputati.

La cosa estremamente positiva è che l'articolo contiene delle preziose limitazioni alla caccia verso specie protette. Una di queste, particolarmente importante, riguarda una maggiore protezione degli habitat naturali e il divieto di caccia durante i periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli.

Resta il rammarico per l'indebita, se pur contenuta, concessione alle doppiette, rappresentata dalla possibilità di deroga regionale al calendario venatorio; il testo prevede che la deroga sui calendari venatori potrà essere consentita, «non oltre la prima decade di febbraio», e quindi sarà solo di dieci giorni più lunga rispetto all'attuale norma e verrà concessa alle Regioni che ne facciano richiesta, previo parere preventivo e vincolante dell'ISPRA, a cui le stesse Regioni dovranno attenersi.

Chiediamo a Marcello Dell'Eva Presidente del movimento “No alla caccia” come giudica questo risultato:

" Di certo le conseguenze per la fauna potevano essere catastrofiche, avrebbero messo a rischio parecchie specie di animali, per cui possiamo essere contenti di aver contenuto, per il momento, i danni. Comunque noi siamo convinti che si potrà salvaguardare il nostro patrimonio naturale e faunistico soltanto con un intervento legislativo moderno e adeguato ai tempi - considerando anche i cambiamenti climatici in atto e quelli che si preannunciano -, ovvero, una natura senza caccia. Al posto dell’attività venatoria si dovrebbe intervenire per salvaguardare gli spazi vitali degli animali e crearne di nuovi, affinché essi possano avere abbastanza cibo tutto l'anno. Questo farebbe diminuire, fino a far scomparire, i danni causati dagli animali alle aree coltivate. Questo è infatti uno dei principali argomenti usati spesso dai cacciatori per giustificare la loro richiesta di allungamento del periodo venatorio. La caccia ha portato solo squilibrio nella natura e non potrà mai porre rimedio all'equilibrio che lei stessa ha sconvolto. Studi recenti effettuati in Francia, durati più di 30 anni, confermano, per esempio, che i cinghiali, a causa dello stress causato dalla caccia, si riproducono molto più in fretta, innescando sconvolgimenti riproduttivi che sono poi la concausa di malattie e di epidemie. Con l'abolizione della caccia scomparirebbe anche l'introduzione artificiale di animali in natura, che è di fatto, anche la causa primaria degli squilibri e dei problemi sopra elencati. "

Ma sentiamo anche Anna Pilati Vice Presidente del Movimento Vegetariano No alla Caccia.

D.: Anna sappiamo che c’eri anche tu lunedì e martedì scorso a Roma, a Piazza Montecitorio, per manifestare insieme ai rappresentanti delle altre Associazioni animaliste e ambientaliste in modo da far sentire chiaramente ai politici qual è il punto di vista di tanti italiani, che amano veramente gli animali. . .
Cosa ci puoi dire, è stato importante esserci?

R.: “ Si, lo è stato sicuramente! C’erano i rappresentanti di tutte, o quasi tutte, le Associazioni, che hanno a cuore il destino degli animali. Tante persone come me, hanno fatto anche diverse centinaia chilometri per esserci, non dimentichiamolo, in una giornata lavorativa, anzi due giornate. Questo dà conferma ancora una volta, che l’unità e la coesione d'intenti tra le Associazioni, porta a cambiamenti di rotta ritenuti, fino a ieri, quasi impossibili.
Certo, noi tutti, che puntiamo all’abolizione della caccia, non smetteremo mai di andare avanti in questa direzione. Secondo me, con l’approvazione, in questi termini, dell’art.. 43 abbiamo dimostrato che chi è contro la natura, non può fare e disfare a proprio piacimento leggi essenziali che sono condivise e accettate a livello internazionale. Quindi andremo avanti fino a raggiungere questa importante meta, quella di abolire la caccia, condivisa da milioni di italiani, le statistiche parlano addirittura dell'80% della popolazione italiana.
Quindi, chiamiamo alla responsabilità ogni singolo cittadino, ogni singolo politico e perché no, anche ogni singolo cacciatore, a firmare questa Petizione per la totale abolizione della caccia, una richiesta che ha anche scopo simbolico, quello di poterci apertamente dichiarare dalla parte della natura e degli animali, che soffrono in modo indicibile, a causa della violenza e del cieco desiderio di supremazia dell'uomo. Siamo convinti che la schiavitù alla quale l'uomo ha soggiogato gli animali potrà aver fine solo quando molte, sempre più persone, avranno maturato in loro la consapevolezza , che anche gli animali hanno il diritto alla vita allo stesso modo come l'abbiamo noi uomini”


UFFICIO STAMPA - Movimento Vegetariano No alla Caccia
Floriana Saracino



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PETIZIONE PER L'ABOLIZIONE DELLA CACCIA

RACCOLTA DI FIRME PER CHIEDERE L'ABOLIZIONE DELLA CACCIA
in collaborazione con LAC - OIPA - VIVERE VEGAN.

E' risaputo che la maggioranza degli italiani sono contrari a questa pratica brutale e anacronistica.
Non è più possibile permettere che alcune migliaia di persone decidano la sorte degli animali selvatici.
La caccia ha già provocato irreparabili danni all'interno delle specie animali, ma anche a tutto l'ecosistema;
è indispensabile far sentire la nostra voce e dimostrare che siamo in tanti affinchè i politici finalmente smettano di sostenere questa lobby.

La caccia non è uno sport, non è una necessità, non si tratta di un idilliaco contatto con la natura, ma è puro divertimento nell'uccidere e nel far soffrire creature indifese.
Per questo chiediamo a gran voce la sua abolizione!

Chi desidera unirsi a noi collaborando nella raccolta delle adesioni è pregato di mettersi in contatto tramite mail: info@no-alla-caccia.org

Spedite per favore, le firme raccolte, per posta entro settembre 2010 a:
Movimento vegetariano No alla Caccia
via Agrigento 56
37138 Verona


Scarica i moduli per la raccolta firme per l'abilizione della caccia [510 KB]
Scarica il manifesto abolizione caccia [2.404 KB]

Firma la petizione online! (firma la petizione online solo se non riesci a scaricare quella cartacea, a raccogliere altre firme e a mandarcele)


La petizione andrà avanti fino a settembre e si concluderà con una manifestazione
(probabilmente un concerto) in piazza a Roma e con la sua consegna.


Guardate le foto: raccolta firme a Milano 10 aprile 2010 [3.693 KB]



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Foto Jurka: www.baer.de




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JURKA, in nome del popolo: condannata a vita!

La storia di un’orsa: Jurka e dei suoi piccoli

L’orsa rinviene e si alza a fatica, barcollando. È stordita a causa della narcosi, la testa le fa un male terribile. Deve ispezionare l’ambiente estraneo. Qui, infatti, non è venuta di sua scelta. Solo pochi passi e inciampa già in un recinto. Presa dal panico, ora fa la spola avanti e indietro nel minuscolo perimetro e sembra quasi che sia presa dalla disperazione. Tutt’intorno c'è questo recinto che le impedisce di scappare. Scava e graffia ripetutamente lo stesso albero e cerca di arrampicarvisi, nella speranza di riuscire, in questo modo, a scavalcare la recinzione. Invano. Qualunque cosa cerchi di intraprendere nel suo panico infinito, Jurka è e rimane rinchiusa.
Solo pochi giorni prima, aveva attraversato distese di campagne, aveva scorrazzato per boschi, aveva potuto rinfrescarsi in laghi, torrenti e fiumi. Ora è rinchiusa in una piccolissima area di 1700 metri quadrati. Solo pochi giorni fa annusava nel vento per individuare da dove venisse il profumo del cibo prezioso. Ora le verdure, facilmente deperibili, non solo si trovano sempre allo stesso posto, ma hanno sempre lo stesso odore. Per Jurka tutto questo non solo è semplicemente noioso, ma è anche un’indicibile sofferenza.
Poco tempo dopo, deve accettare suo malgrado che le venga iniettata un’altra narcosi, per poterla sterilizzare , per toglierle il suo indomabile bisogno di libertà. E, naturalmente, per tenere lontani dall’orsa fecondabile maschi eventualmente interessati.
Jurka è uno dei 10 esemplari che fra il 1999 e il 2002 vennero trasferiti dalla Slovenia nella regione italiana del Trentino, per incrementarvi il numero di orsi. E, secondo i criteri del progetto, pare che Jurka abbia fatto molto bene la sua parte. Nell’inverno dell’anno 2004, infatti, diede alla luce due orsacchiotti.
Quale madre premurosa, Jurka aveva insegnato ai suoi due figlioletti tutto quello che lei stessa aveva sperimentato e imparato. Fra l’altro, il fatto che la vicinanza degli uomini spesso è in relazione con un facile accesso al cibo.
Questo l’aveva imparato dal proprietario di un albergo che voleva assicurarsi un’attrazione per i suoi clienti e un portafogli pieno per se stesso. Per questo, allettava in continuazione l’orsa con del cibo. Egli, ha fatto di Jurka “un’orsa da circo”, che viveva in modo selvatico e lei, a sua volta, ha passato questa terribile conoscenza alla sua prole.
Quando i due giovani orsi raggiunsero l’età in cui erano in grado di andarsene per la loro strada, misero in pratica le loro conoscenze e si avvicinarono ai centri abitati, dove placarono la loro fame con numerose ghiottonerie, raggiungibili senza troppi ostacoli. Fra l’altro, trovarono pecore, galline e il miele delle arnie.
La loro euforia iniziale si trasformò ben presto in panico. “In nome del popolo” vennero espressi dei verdetti terribili: a morte gli orsi!. Così, al primo figlio di Jurka, da una parte della popolazione chiamato amorevolmente “Bruno”, venne fatto un “processo sommario”, in Baviera. Il “popolo” decretò la sua condanna. Venne ucciso con un fucile di grosso calibro da alcuni cacciatori. Suo fratello si è “trasferito”in Svizzera dove, per il suo comportamento da ladruncolo, gli è stato dato il nome di “Lumpaz”. Dal 2005, il “monello” viene dato per scomparso.
Nel 2006 Jurka ha partorito nuovamente. Questa volta ha dato alla luce tre orsacchiotti, due maschi e una femmina. Tuttavia, anche questa volta la felicità familiare non è durata molto. Ad uno dei due figli è toccata la stessa sorte del fratello più grande, Bruno: lo hanno ucciso nei pressi di Mittelbünden in Svizzera. Gli altri due, forse per il fatto che avevano ancora un certo timore verso gli uomini, sono riusciti fino ad ora a rimanere vivi.
Perché sta accadendo tutto questo? Cos’è successo? E’ successo che gli orsi, all’inizio così tanto desiderati per portare avanti il progetto di ripopolamento, a causa di una serie di errori di valutazione commessi dall’uomo – ma anche per la presenza di interessi commerciali – sono, con il tempo, diventati animali che “causavano problemi alla collettività”. E, così, Jurka è stata presa e rinchiusa, in nome del popolo, in un recinto dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni.
Ma c’è anche un’altra parte della popolazione che, scossa da questa ingiustizia, non rimane inerte. Non è questa la soluzione che vuole per Jurka. Sono state raccolte migliaia di firme, sono state intraprese azioni di protesta. Jurka è riuscita ad avere attimi di notorietà, solitamente riservati a politici e ad attori. Un giornale del Trentino l’ha addirittura dichiarata la “personalità” più famosa dell’anno 2007. Tuttavia, questa notorietà e le proteste non portarono ad alcun beneficio per l’orsa. Jurka rimase ancora a soffrire e a vegetare per mesi in quel piccolo e triste recinto, a S. Romedio.
Dopo dieci mesi di proteste, il governo cede alla pressione di associazioni animaliste e della pubblica opinione e trasferisce Jurka in un recinto più grande. Qui ha ora 8000 metri quadrati a disposizione. Tuttavia, nemmeno qui cambia molto, nemmeno qui ci sono sfide da superare o animali con cui convivere e neppure la pancia sempre piena è in grado di ridarle la gioia di vivere. Il verdetto “carcerata a vita” rimane, la prigione solitaria è solo diventata un po’ più grande.
Jurka è diventata silenziosa. No, non perché ha trovato la tranquillità interiore, ma perché ha gettato la spugna. I suoi sensi non trovano alcuno stimolo. Nessun profumo di un altro orso che ha marcato il suo territorio, nessuna parola d’ordine di altri animali rapaci, nessun cespuglio da cui poter staccare i frutti. Perché dovrebbe, quindi, gioire di andare avanti e indietro nel suo recinto?
Gli animalisti italiani non sono contenti di questa situazione e stanno cercando alternative. Cercano un posto in cui Jurka possa condurre una vita vicina alla natura e ricca di distrazioni.
Nel corso di questa ricerca, la presidenza dell’associazione per i diritti degli animali “No alla Caccia” si è imbattuta in un progetto in grado di soddisfare questi presupposti: Der Alternative Wolf- und Bärenpark Schwarzwald (= Parco alternativo per lupi e orsi della Foresta Nera) in Germania ed è qui che cercherà di portarla.



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Foto Jurka: www.baer.de




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Noi vi informiamo regolarmente

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Ricevuta l'informativa ai sensi dell'art. 13 (Dlgs 196/2003) do il mio consenso al trattamento dei dati personali nella misura necessaria al proseguimento degli scopi statutari e con le modalità indicate nell'informativa stessa. I dati raccolti saranno utizzizzati per le sole finalità dell' Associazione No alla Caccia. È possibile in ogni momento chiedere di poter modificare, consultare,opporsi al trattamento dei dati.




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Il piccolo recinto di S.Romedio




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NON PIÙ ORSI NELLA BUCA DI S.ROMEDIO


In questo periodo si sta ridiscutendo l’ipotesi di portare altri orsi nel recinto di S.Romedio, l’eremo francescano famoso per la sua posizione privilegiata nell’area faunistica della Val di Non.

No alla caccia si batte perchè in quel recinto non vi vengano rinchiusi più degli orsi, di qualsivoglia provenienza. Soprattutto dopo la recente e toccante esperienza dell’orsa Jurka, per la cui liberazione fu realizzata una massiccia campagna mediatica e di sensibilizzazione a cui aderirono molteplici associazioni, e che si è conclusa con lo spostamento dell’animale nel poco più ampio recinto di Casteller. Ricordiamo ancora la sofferenza straziante dell’orsa che cercava di fuggire in ogni modo da quella buca, brulla ed assolutamente inadatta alla sua natura. Facciamo in modo che la sua sofferenza non sia stata vana!

Esigiamo che i comuni e le autorità competenti facciano chiarezza un a volta per tutte sui loro intenti:
Se lo scopo è quello di aiutare un animale in difficoltà, magari proveniente da cattività ancora più agghiaccianti, l'area di S. Romedio va allargata di almeno un ettaro.
Certo che se invece l’intento è quello di creare un’attrazione turistica, come già avvenuto in passato, questo non lo permetteremo.

Non dimentichiamoci che quest’eremo è gestito da frati che si rifanno alla vita di Francesco D’Assisi, che amava gli animali e soprattutto li amava liberi.
Una leggenda del posto, spesso menzionata per giustificare la presenza di orsi nel recinto, narra di un nobile di nome Romedio che, ormai vecchio si sarebbe incamminato verso la città deciso ad incontrare il Vescovo di Trento. Lungo il percorso il suo cavallo sarebbe stato sbranato da un orso. Romedio tuttavia non si diede per vinto e avvicinatosi all’animale sarebbe riuscito miracolosamente a renderlo mansueto e a cavalcarlo fino a Trento. Si parla quindi di una grande amicizia tra uomo e animale, non di certo di animali chiusi in gabbia per fare da attrazione ai turisti.

Un'alternativa valida consisterebbe invece nel riadattare il recinto del Santuario, di innegabile valenza turistica (per l’aspetto artistico, spirituale e la straordinaria collocazione naturalistica), a museo/sito didattico, per la conoscenza sia della storia del posto, sia del ruolo storico dell’orso, sia dell’etologia e delle caratteristiche dell’animale. Qualcosa di educativo insomma soprattutto verso i più giovani, che di sicuro non amano vedere gli animali rinchiusi in gabbia, che si alzano solo per ricevere qualcosa da mangiare e che magari muoiono a causa delle molte caramelle che hanno ricevuto dai turisti. Anche questo purtroppo è avvenuto nel passato.

Scriviamo ai seguenti indirizzi affinchè tutto ciò non si ripeta:
segr.pres@provincia.tn.it; redazione@corrieredeltrentino.it; lettere@ladige.it; trento@giornaletrentino.it; segretario@comune.coredo.tn.it; c.sanzeno@comuni.infotn.it; segretario@comune.romeno.tn.it;



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Recinto di Casteller dove vegeta Jurka




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JURKA vegeta nel recinto di Casteller

05.11.2008
COMUNICATO STAMPA: JURKA INNOCENTE CONDANNATA ALL'ERGASTOLO
Oggi pomeriggio alcuni rappresentanti delle associazioni Animalmente, Enpa e No alla caccia hanno fatto visita a Jurka che oramai da alcuni mesi vegeta nel lager del Casteller. (Vicino alla città di Trento)
Sembra essersi abituata. E' più tranquilla, mangia, dorme... cosa vogliamo di più? Ce lo chiederanno in molti.
LA VOLEVAMO LIBERA, semplicemente. Libera di vivere secondo la sua natura selvaggia e meravigliosa, di esprimere tutta la sua intelligenza e potenza. Invece ora ci guarda sconfitta, rassegnata perché ha perso tutto. Chi l'ha rinchiusa invece ha tutto: famiglia, casa, una buona reputazione e la buona coscienza per avere tolto un pericolo dai boschi del Trentino.
Jurka pericolosa? Sarebbe potuta diventarlo?
Secoli fa venivano calpestati i diritti dei neri, li si trattava da schiavi. Fino a pochi decenni fa si credeva che le donne fossero esseri inferiori, la chiesa ha anche affermato che non avessero l'anima, così come oggi l'afferma per gli animali. E se ci sbagliassimo? Se scoprissimo che loro sono più collegati di noi con il Creatore di ogni forma di vita?
Se fosse un uomo rinchiuso in un lager innocente lo lascieremmo semplicemente morire d'inedia o faremmo qualcosa? E perchè per un animale no?
Non possiamo continuare a disporre degli animali a nostro piacimento!
Se libera non potrà più essere, almeno impegnamoci a trovare un'area molto più grande dove vivono altri animali, dove crescano alberi ad alto fusto.
Niente potrà ridare a Jurka la libertà e niente potrà colmare quel suo dolore espresso con urla strazianti quando ha tentato in ogni modo di fuggire dalla gabbia di San Romedio, attirata dal suo istinto materno che le diceva che i suoi figli avevano ancora bisogno di lei.
Ma almeno diamole la possibilità di vivere con la dignità che le appartiene!
Anna Pilati, Antonio Russi, Giusi Ferrari



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Foto Jurka: No alla caccia




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JURKA LIBERA

Jurka fa parte di un progetto di reintegrazione degli orsi nelle Alpi del Trentino chiamato Life Ursus – finanziato in parte dall’Unione Europea.
Jurka è stata il sesto orso ad arrivare nel Trentino nel maggio 2001, prelevata dalla riserva slovena di Monte Nevoso.
Dopo 6 anni, dai 9 orsi inseriti artificialmente nel Trentino, da 13 cucciolate sono nati 27 piccoli. Jurka, una delle 6 femmine, ne ha messi al mondo cinque;
due di loro erano JJ1, JJ3 divenuti purtroppo famosi con il loro abbattimento in Baviera e in Svizzera.
Il 29 giugno 2007 Jurka è stata catturata e messa in un piccolo recinto adiacente il Santuario di San Romedio in Val di Non (provincia di Trento).
La cattura è stata giustificata con il pretesto che Jurka avrebbe avuto un’eccessiva confidenza con l’uomo e avrebbe causato diversi danni per procurarsi cibo, rovinando alveari, rovesciando cassonetti delle immondizie e rubando alcune pecore e galline, avvicinandosi così troppo ai centri abitati (che a volte sono in realtà rifugi di montagna che hanno invaso lo spazio vitale naturale degli animali).
Jurka non si è mai dimostrata aggressiva nei confronti dell’uomo, anche se in questi anni è stata vista da molte persone: ogni volta lei con i suoi cuccioli è scappata.
Si avvicinava ai centri abitati con l'unico scopo di cercare cibo per lei e i suoi figli.
Dopo aver trascorso 9 mesi di sofferenza nella gabbia di san Romedio, da dove ha tentato in tutti i modi di fuggire, a marzo 2008 Jurka è stata trasferita in un recinto di circa 8.000 mq, vicino a Trento.
E’ nuovamente una situazione insopportabile per un orso abituato a muoversi fino a 40 km al giorno, è uno spazio più piccolo di un campo da calcio dove non c’è una pianta sulla quale possa arrampicarsi, dove l’estate fa un caldo insopportabile.
Noi riteniamo che l'uomo non possa disporre degli animali a proprio piacimento; chi ha voluto reitrodurre l'orso nelle Alpi del Trentino, ha anche la responsabilità di garantirgli una vita in libertà in un habitat adatto.
Ormai dobbiamo prendere atto che dopo essere stata narcotizzata 5 volte, dopo essere stata sterilizzata, dopo aver trascorso tutto questo tempo in cattività per Jurka la libertà rimarrà un sogno irrealizzabile.
Lei è diventata un simbolo: il simbolo della sopraffazione dell'uomo sull'animale.
Non possiamo lasciarla trascorrere le sue giornate nella noia e apatia più assolute, per questo il Movimento vegetariano No alla Caccia chiede che venga individuata un'area di alcuni ettari, un habitat adatto ad un orso bruno affinchè Jurka possa avere la possibilità di muoversi e di trascorrere le sue giornate in una situazione un po' più adatta alla sua natura.
I tedeschi e gli svizzeri hanno scelto la violenza bruta per i figli di Jurka; i trentini hanno scelto una via meno cruenta, ma ricordiamoci che si può uccidere
anche togliendo ad un essere vivente la possibilità di vivere secondo la sua natura, costringendolo a vegetare in un habitat non adatto alla sua specie e alle sue caratteristiche.
Altre informazioni su JURKA LIBERA



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Manifestazione 13.10.2007 "Jurka Libera" a Trento




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Jurka Libera; petizione online

Sottoscrivendo questa petizione, che viene indirizzata al Presidente della regione del Trentino, Lorenzo Dellai e ad altri responsabili del progetto "Life Ursus", esprimerai, con molti altri, il tuo dissenso per come è stata trattata Jurka.
Catturandola è stata ingiustamente fatta soffrire, prima, privandola della sua libertà e poi costringendola, per mesi, a vivere in un angusto recinto, a S. Romedio.

Firma la petizione



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Fiaccolata a Trento sabato 20 dicembre 2008




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