Di nuovo si sta ridiscutendo l’ipotesi di portare altri orsi nel recinto di S.Romedio, l’eremo francescano famoso per la sua posizione privilegiata nell’area faunistica della Val di Non.
No alla caccia si batte perchè in quel recinto non vi vengano rinchiusi più degli orsi, di qualsivoglia provenienza. Soprattutto dopo la recente e toccante esperienza dell’orsa Jurka, per la cui liberazione fu realizzata una massiccia campagna mediatica e di sensibilizzazione a cui aderirono molteplici associazioni, e che si è conclusa con lo spostamento dell’animale nel poco più ampio recinto di Casteller e ora in Germania, nella Foresta Nera. Ricordiamo ancora la sofferenza straziante dell’orsa che cercava di fuggire in ogni modo da quella buca, brulla ed assolutamente inadatta alla sua natura.
Se lo scopo è quello di aiutare un animale in difficoltà, magari proveniente da cattività ancora più agghiaccianti, l'area di S. Romedio va allargata di almeno un ettaro.
Un'alternativa valida consisterebbe invece nel riadattare il recinto del Santuario, di innegabile valenza turistica (per l’aspetto artistico, spirituale e la straordinaria collocazione naturalistica), a museo/sito didattico, per la conoscenza sia della storia del posto, sia del ruolo storico dell’orso, sia dell’etologia e delle caratteristiche dell’animale. Qualcosa di educativo insomma soprattutto verso i più giovani, che di sicuro non amano vedere gli animali rinchiusi in gabbia.
Non dimentichiamoci che quest’eremo è gestito da frati che si rifanno alla vita di Francesco D’Assisi, che amava gli animali e soprattutto li amava liberi. Una leggenda del posto, spesso menzionata per giustificare la presenza di orsi nel recinto, narra di un nobile di nome Romedio che, ormai vecchio si sarebbe incamminato verso la città deciso ad incontrare il Vescovo di Trento. Lungo il percorso il suo cavallo sarebbe stato sbranato da un orso. Romedio tuttavia non si diede per vinto e avvicinatosi all’animale sarebbe riuscito miracolosamente a renderlo mansueto e a cavalcarlo fino a Trento. Si parla quindi di una grande amicizia tra uomo e animale, non di certo di animali chiusi in gabbia per fare da attrazione ai turisti.
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