Processo storico a Würzburg, Germania: cacciatori contro pacifisti – Diritto costituzionale del cittadino contro minoranza armata. Il giudice – lui stesso cacciatore - si rifiuta di accogliere il sospetto di parzialità inflittogli dall’avvocato e rifiuta la richiesta di sospendere la caccia da parte di proprietari terrieri.
Alcuni agricoltori di Würzburg che vogliono mettere in pratica l’obiezione di coscienza anche verso gli animali hanno acquistato boschi e terreni e affinché lì non si possa più sparare, hanno fatto richiesta di essere esonerati dall’obbligo di cacciare che, secondo le leggi venatorie tedesche vigenti, sarebbe possibile, anche se normalmente nessuno ne fa uso. La loro richiesta di sospendere la caccia nei loro territori è stata espressa in modo dettagliato e presentata alle autorità, chiedendo che su alcune centinaia di ettari, non si debba più sparare almeno per dieci anni. Naturalmente, ciò ha procurato molto scalpore nell’opinione pubblica. È possibile che i proprietari di un ambito territoriale di caccia vogliano semplicemente lasciar vivere in pace i loro cervi, caprioli, cinghiali e leprotti? Mai successa una cosa del genere. Queste persone, i “Cristiani delle Origini”, sono ben lontane dalle tradizioni della chiesa che sono piuttosto a favore della caccia. Essi riferiscono a un diritto costituzionale, ossia quello di appellarsi alle proprie convinzioni etiche e religiose di pacifismo.
Davanti a questo diritto costituzionale, secondo l’odierna costituzione tedesca, deve piegarsi addirittura una potenza come l’esercito federale. Chi non riesce a conciliare con la propria coscienza l’uccisione di esseri umani, può rifiutarsi di prestare il servizio militare con le armi. A maggior ragione dovrebbe essere possibile rifiutare anche il servizio armato contro gli animali nei boschi e nei campi. Tuttavia, al contrario dei generali che si sono abituati agli obiettori di coscienza, i cacciatori di questo paese non sono ancora disposti a concedere agli avversari della caccia i loro diritti costituzionali. Le autorità venatorie di Würzburg non sapevano più cosa fare. In un primo tempo cercarono di guadagnare tempo chiedendo ad alcune autorità locali di prendere posizione, ma dopo due anni si è dovuti ricorrere ai tribunali. Ed ora la cosa si fa scottante. È il primo processo di questo tipo e tutti erano in attesa di vedere come avrebbe reagito il tribunale amministrativo di Würzburg.
Ecco i fatti. I richiedenti, ossia gli agricoltori, entrano con il loro avvocato, il dott. Christian Sailer, nella sala del tribunale. I banchi degli ascoltatori sono tutti occupati fino all’ultimo posto. Ci sono diversi team televisivi (dalla Germania, Spagna, Italia e Slovenia che vogliono seguire il caso fino in fondo), e i giornalisti cominciano a prendere i primi appunti. Il banco dei giudici è ancora vuoto. La tensione è al massimo. L’avvocato indossa la sua toga e a questo punto, le cineprese devono smettere di riprendere mentre entrano i giudici e l’udienza viene aperta. A questo punto ancora nessuno sa che l’avvocato dei richiedenti, sigor Sailer è in possesso di un’informazione sensazionale.
Così l’udienza non viene aperta dal giudice, ma dall’avvocato che chiede subito di porre una domanda prima di iniziare: “Uno dei giudici è forse cacciatore?”. Sul banco dei giudici si nota un certo disagio. “Che cosa le interessa?”, risponde il presidente del collegio. “Molto, signor giudice, perché il punto centrale di questa causa consiste nel valutare la caccia a livello etico. Quindi, se uno di voi è cacciatore, ha già deciso contro l’etica dei richiedenti e per questo, non è più in grado di fungere da giudice in questa udienza. Se vi rifiutate di dare una risposta alla mia domanda giustificata devo ricusarvi come giudici per sospetto di parzialità”. Il presidente sul banco dei giudici diviene palesemente insicuro. L’avvocato chiede che la sua domanda venga messa a protocollo. Il giudice cerca di evitarlo e detta letteralmente per il verbale: “L’avvocato chiede se il collegio dei giudici è imparziale”. “No – lo interrompe l’avvocato – ho chiesto se Lei è un cacciatore”. Uno degli altri giudici si irrita e dice: “Non facciamo un verbale letterale”. Ma l’avvocato dice: “Sì, signor giudice, ciò che viene messo a verbale lo decido io in questo caso, poiché ho fatto richiesta formale di una ricusa del giudice che deve essere messa a verbale letteralmente. Quindi, vi prego di scrivere”. Il presidente del collegio dei giudici cede e fa mettere a verbale le parole dell’avvocato. L’aria nella sala del tribunale si fa sempre più pesante, come in una battuta di caccia, solo che questa volta è il giudice ad essere cacciato. Il collegio dei giudici lascia la sala per consultarsi e, dopo qualche minuto, entra di nuovo e annuncia la propria decisione: “La richiesta di dichiarare il giudice presidente del collegio come parziale viene ricusata in quanto abuso di diritto”. Tra le file dei numerosi spettatori presenti si sente un brusio di disappunto. Una domanda comprensibile e giustificata dovrebbe essere un abuso di diritto? L’avvocato torna alla carica e dice al giudice in modo diretto: “Io so che Lei è cacciatore e per questo non la riconosco come giudice per sospetto di parzialità”. La scena diviene un tribunale che giudica un cacciatore in veste di giudice. Il collegio dei giudici lascia in fretta la sala e ritorna indietro dopo cinque minuti per annunciare una nuova sentenza: “Anche questa richiesta viene ricusata come abuso di diritto”. Solo con l’aiuto di questa etichetta “abuso di diritto” diviene possibile evitare una decisione di contenuto sulle due richieste di sospetto di parzialità. A questo punto non aveva più senso, era chiaro, continuare l’udienza davanti a questo collegio di giudici. L’avvocato fa mettere a verbale: “Dopo ciò che abbiamo sperimentato qui non si tratta più di un incontro serio. I miei mandanti ed io non ne prenderemo più parte.” Detto questo, prende i suoi atti e lascia la sala, insieme a tutti i suoi mandanti, la sala nella quale il diritto di stato non veniva osservato. A questo punto, il collegio dei giudici può parlare senza alcun ostacolo con le autorità venatorie. Dopo due ore, la richiesta di sospensione dell’obbligo della caccia richiesta dai pacifici agricoltori di Würzburg viene respinta, lasciando il dubbio in sala che la cosa fosse già stata decisa a priori. Nel frattempo, davanti all’edificio del tribunale le telecamere si interessano di un cinghiale posto davanti all’ingresso, colpito da una pallottola, dopo aver vissuto ore di terribile agonia, trascinandosi fino ad arrivare sui terreni dei Cristiani delle Origini, dove è morto. Questo in un ambito territoriale di caccia che è sottoposto al responsabile delle autorità venatorie di Würzburg li presente, il sig. Oswald Rumpel. Alla domanda: „perché lei è cacciatore?”, risponde: “perché amo procurami da me il mio arrosto”…
Un altro cacciatore presente Herr B.S. dichiara come “sensazione indicibile” il fatto di seguire la propria passione, andare nella natura, puntare l’arma contro gli animali e sparare.
Nel frattempo si viene a sapere che due dei tre giudici sono cacciatori. La cosa ha suscitato così tanto scalpore che risuonerà per tanto tempo agli orecchi dell’opinione pubblica, sia in Germania dove i cacciatori sono lo 0,3 per cento della popolazione, che all’estero. Il processo, la causa, verrà portata avanti se necessario, fino alla Corte Europea per i diritti dell’uomo che, alcuni anni fa, confermò a proprietari terrieri francesi che è possibile essere contrari alla caccia per motivi di coscienza. E questo principio si diffonderà anche in Germania, in un paese nel quale uno dei tribunali più alti ha confermato ad un macellaio mussulmano di poter uccidere gli animali secondo la sua tradizione religiosa. Se la costituzione protegge un macellaio che vuole uccidere gli animali in modo particolarmente crudele, a maggior ragione proteggerà un agricoltore che non vuole uccidere – così almeno pesano i Cristiani delle Origini che non rinunceranno ai loro i diritti ed ai diritti degli animali che vogliono difendere, fino ad arrivare alla Corte Europea, se necessario.
Qui si tratta di più di un processo. Si tratta di una svolta culturale, e per questo i Cristiani delle Origini di Würzburg chiedono il sostegno dell’opinione pubblica, di tutti gli amici degli animali, che possono influire sulle autorità competenti con lettere di protesta da tutto il mondo, per sostenere il loro diritto ad ottenere la sospensione della caccia, anzi l’abolizione, su terreni di proprietà privata. Chiunque lo desidera è invitato a scrivere una lettera ai seguenti indirizzi:
Verwaltungsgericht Würzburg Burkarderstr. 26 97082 Würzburg Telefax: 0931/41995-299 E-Mail: Poststelle@vg-w.bayern.deLandratsamt Würzburg Herrn Landrat Zorn und Herrn Oberregierungsrat Kraus Zeppelinstr. 15 97074 Würzburg poststelle@lra-wue.bayern.de s.schubert@lra-wue.bayern.de
Staatsminister Eberhard Sinner Franz-Josef-Strauß-Ring 1 80539 München Tel.: 089 / 2165-2299 Fax: 089 / 2165-2111 e-mail: stimmkreisbuero-sinner@t-online.de
Herrn Bundespräsident Prof. Dr. Horst Köhler Bundespräsidialamt Spreeweg 1 10557 Berlin e-mail: poststelle@bpra.bund.de Sono disponibili foto dell’evento da richiedere al seguente indirizzo mail: info@radio-santec.com Fax 0049-931.3903195
Un filmato verrà a breve messo a disposizione delle emittenti televisive di tutto il mondo da www.nuova-gerusalemme.tv Ulteriori informazioni e dettaglio (in tedesco): http://www.brennglas.com/lusttoeter/aktuell/index.html
Da Würzburg, 7.12.2006 Stefano Delù
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