Domanda: Quant’è grande il parco nazionale Gran Paradiso?
Dr. Bassano: Circa 72.000 ettari
Domanda: Da noi molti affermano che gli animali mangiano le piante giovani del bosco. Voi avete questo problema? Dovete mettere dei recinti o ricorrere ad altri provvedimenti?
Dr. Bassano: No, non abbiamo questo problema, perché da noi ci sono soprattutto stambecchi e camosci che non hanno un grande influsso sulla rinnovazione dei larici. Il nostro bosco è praticamente costituito all’80 per cento di larici. Siccome non piantiamo altre conifere sempreverdi, in inverno non abbiamo questo problema.
Domanda: Se, per esempio, la caccia fosse abolita in tutta Italia o in tutta la Germania, Lei pensa che ciò causerebbe dei problemi? Si dovrebbero recintare le pianticelle giovani che si piantano?
Dr.. Bassano: Sì, direi che in alcune zone ci sono alcune specie di animali, come ad esempio i cervi, che per il loro numero elevato potrebbero darci delle difficoltà per il rimboscamento o la rinnovazione delle piante. Di certo è così. Tuttavia, non è un nostro problema attuale, perché praticamente non abbiamo cervi.
Domanda: Si può anche affermare che non è poi così grave se una pianta cresce un po’ diversamente?
Dr. Bassano: Sì, certamente ci sono tipi di piante che reagiscono alla presenza degli animali. Ma è difficile dirlo, perché non so com’è la situazione dove non si interviene in alcun modo – per esempio,non so com’è al momento la situazione nel Parco Nazionale Svizzero anche se, per quanto mi risulta, anche lì si spara ai cervi. Ed è chiaro che quando si raggiungono certi limiti dove il danno alle piante è molto grande, ciò diventa un problema. A questo punto, però, devo ricordare che questi problemi sono da ricondurre alla ripopolazione dei cervi operata dall’uomo stesso. Quindi, ciò è voluto dall’uomo stesso. La pianta si può adattare, ma se il numero degli animali è molto elevato, si riscontra un danno e non si può far più nulla. Dipende da quali progetti si hanno con il bosco.
Domanda: Quando qui in Germania si effettua un rimboscamento, spesso vengono piantati 20.000 alberi, sebbene in pratica ci sarebbe posto solo per 2000 o 3000. Il resto deve poi essere abbattuto. Capisce cosa intendo…? Gli animali ne rovinano forse l’uno o il due per cento.
Dr. Bassano: Esatto, è questo che intendevo dicendo che dipende dai progetti che si hanno con il bosco. Se il bosco viene piantato per produrre legname come la vedono i forestali – i quali considerano il bosco più sotto l’aspetto della produzione del legname e altro – allora è chiaro che un ungulato come il cervo può causare problemi. Se, invece, il bosco è concepito più dal punto di vista ecologico, allora questo problema non esiste; in tal caso gli animali e le piante troveranno un equilibrio. Ma è chiaro che se l’uomo interviene – come è successo in alcune zone della Svizzera – e pianta negli avvallamenti soggetti a frane delle conifere che di solito non crescono in queste zone, è possibile che gli stambecchi frenino lo sviluppo di queste piante. Ma le piante non si trovavano lì nemmeno prima. Se invece si piantano latifoglie, è possibile che gli stambecchi in primavera frenino il loro sviluppo, proprio perché questo tipo di piante non sarebbe dovuto crescere lì.
Domanda: Un’altra domanda: le volpi hanno nemici naturali come, ad esempio, il lupo o la lince?
Dr. Bassano: Sì, le volpi sono ricomparse e negli ultimi tempi ci sono stati riportati anche casi in cui sono state attaccate dalla lince o dal lupo. Esiste, quindi, il caso in cui un animale da preda cade vittima di un altro animale da preda.
Domanda: È sempre stato così?
Dr. Bassano: No, negli ultimi tempi, all’incirca nell’ultimo anno.
Domanda: L’equilibrio esisteva comunque anche prima che questi animali ricomparissero?
Dr. Bassano: Certo, possiamo dire che in quel caso il numero delle volpi è stato regolato dalle malattie delle volpi, in particolare dalla rogna delle volpi, una malattia che non colpisce altri animali, ma causa un’elevata mortalità tra le volpi. Quando il numero delle volpi aumenta, subentrano tali meccanismi e viene ripristinato il numero normale di esemplari, in parte tramite un’interazione diretta o tramite la patologia, secondo l’estensione del territorio.
Domanda: In Italia esistono altri parchi naturali in cui non viene esercitata la caccia?
Dr. Bassano: Possiamo dire che nella situazione attuale solo in alcuni parchi nazionali sono stati eseguiti alcuni piani di controllo, ma non viene mai cacciato. Quindi, in nessun parco nazionale italiano viene esercitata la caccia. In alcuni parchi – ad esempio, attualmente, nel Parco Nazionale dello Stelvio o nel Parco delle Foreste Casentinesi – si abbattono singoli cervi o cinghiali, ma sono le guardie del parco a farlo. Si tratta, quindi, di un piano di controllo – non di caccia.
Domanda: Abbiamo precedentemente parlato dei cinghiali e Lei ha spiegato che non desiderate che compaiano nelle zone in cui non sono mai vissuti prima. Che cosa fate allora? Cercate di prenderli e portarli altrove? Oppure, che cosa fate?
Dr. Bassano: Possiamo dire che attualmente stiamo portando avanti un piano di controllo sui cinghiali, sparando agli animali sul posto, ma questo viene fatto sempre dalle guardie del parco. E ciò viene fatto solo nelle zone di confine della valle, dove la cosa è un po’ delicata, soprattutto perché gli animali si trovano nelle vicinanze della popolazione. È più un’azione politica che ecologica. Dimostriamo che il Parco intraprende qualcosa, sebbene in realtà sappiamo che ciò ha senso fino a un certo punto. Ed è, in ogni caso, un’azione di controllo che viene portata avanti dalle guardie stesse ed è un tentativo con lo scopo di far sì che gli animali non si diffondano troppo, nella misura in cui ci è possibile.
Domanda: Lei personalmente crede che la caccia sia necessaria per un qualche motivo etico o ecologico?
Dr. Bassano: Direi chiaramente di no. Su questo potremmo trovare da discutere per una vita intera… Essenzialmente no, dal punto di vista pratico, ecologico. Dal momento che la caccia in Italia è permessa nella maggior parte del paese, e quindi la maggior parte del paese viene controllato dalla caccia, trovo importante che la presenza dell’uomo come cacciatore sia almeno esclusa nelle zone adibite a parco, per poter misurare l’evoluzione naturale delle razze animali senza l’intervento dell’uomo. Per quanto riguarda le aree per le quali non esiste nessun regolamento protettivo, sarà una decisione politica se debbano esserci cacciatori o meno. Io non vedo altri motivi, se non etici. Se ci si vuole riallacciare a una tradizione vecchia o primitiva dell’uomo quale cacciatore per rivivere un’esperienza ancestrale, allora è chiaro che sono in gioco elementi che non hanno nulla a che fare con l’ecologia.
Domanda: I primi uomini non erano cacciatori. Essi coltivavano la terra …
Dr. Bassano: Sì certo. Anche se si parla dell’evoluzione del comportamento umano, si possono certamente trovare diverse epoche. La caccia è solo una di queste fasi.
Domanda: Una volta c’erano gli schiavi. Quando si disse che era necessario abolire la schiavitù, si ribatteva che non era possibile, perché ciò sarebbe stato un male per la popolazione. Eppure, oggi non ci sono più schiavi e tutto va bene. Questo da’ da pensare.
Dr. Bassano: Le cose vanno in una direzione diversa da quella puramente ecologica. L’ambiente si salvaguarderebbe da solo con un meccanismo di regolazione insito in se stesso, senza che l’uomo intervenga sparando agli animali. La selezione dei cacciatori non esiste più. Quando si cacciava con archi e frecce a faccia a faccia con l’animale, il cacciatore poteva essere selettivo e sparare solo agli animali ammalati o più deboli, ma con la strumentazione odierna non si può più parlare di selettività.
Domanda: Conosce altri parchi all’estero, in altri paesi, dove non viene praticata la caccia?
Dr. Bassano: In molti parchi europei si esercita la caccia, soprattutto nei parchi di tradizione austriaca e tedesca. Nei parchi francesi non si caccia. Lì la caccia è proibita. Sono molto più severi di noi, è perfino proibito volare sopra i parchi, anche solo con deltaplani, o andare in bicicletta. I nostri colleghi francesi sono molto più severi di noi. Anche nei parchi americani si pratica la caccia solo negli ultimi tempi per controllare alcune popolazioni di animali.
Domanda: Quali animali vivono nel parco?
Dr. Bassano: Per quanto riguarda i mammiferi, abbiamo diversi ungulati, soprattutto lo stambecco che, naturalmente, è il nostro simbolo. L’unica popolazione di stambecchi rimasta in Europa è la nostra e da qui hanno poi avuto origine tutte le altre. Poi i camosci e, attualmente, vediamo di nuovo anche caprioli, cervi, ma solo in piccole quantità e solo in alcune zone. I cinghiali vivono solo nelle zone basse, diciamo fino ai 2000 metri. Poi abbiamo conigli, lepri comuni, lepri selvatiche. Fra i carnivori negli ultimi tempi sono abbiamo avvistato linci e lupi e poi, naturalmente, volpi e diversi tipi di martore. Inoltre, abbiamo aquile reali e sempre più spesso vengono avvistati gipeti barbuti che sono stati introdotti di nuovo e vengono spesso visti in tutta la zona delle Alpi, anche se non si sono ancora insediati. E naturalmente marmotte ovunque.
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