Intervista con Carlo Consiglio a Roma


Domanda:
Professor Consiglio, Lei è stato professore di Zoologia all’università “La Sapienza” di Roma e si è occupato molto intensamente della questione della caccia dal punto di vista scientifico. Alcuni anni fa è stato pubblicato un Suo libro intitolato “Diana e Minerva” con il sottotitolo “Una critica della scienza alla caccia”. Diana è la dea della caccia e Minerva è la dea della scienza. Con ciò voleva delineare il contrasto, ovvero la polarità, che vengono espressi nel Suo libro. In Germania, purtroppo, questo libro è uscito solo un anno fa col titolo “L’assurdità della caccia”. Siamo qui per chiederLe in che cosa consiste il controsenso di una tradizione che viene esercitata da millenni e i cui seguaci affermano che dobbiamo cacciare gli animali, affinché essi non prendano il sopravvento. Che cosa dice uno scienziato di quest’argomentazione dei cacciatori?

Carlo Consiglio:
Io vorrei spiegare che la caccia non è in nessun modo necessaria alla conservazione della natura e che in realtà molti scienziati compiacenti, fin dagli anni 1930, hanno formulato delle teorie scientifiche per sostenere che la caccia era compatibile, e forse anche necessaria, alla conservazione della natura, però che questi argomenti non sono fondati, perché gli animali raggiungono da soli un equilibrio con il loro ambiente e hanno dei meccanismi interni di regolazione delle popolazioni.

Domanda:
Grazie. Questa è più un’ipotesi scientifica o esistono già esperienze che giustificano questa ipotesi?

Carlo Consiglio:
Sì, ci sono delle esperienze, delle ricerche che si stanno svolgendo da 50-70 anni e che mostrano che esiste questo equilibrio e che la caccia non è vero che non riduca le popolazioni naturali o almeno in molti casi sembra che la caccia effettivamente riduce le popolazioni naturali, alterando questi meccanismi di regolazione automatica delle popolazioni animali.

Domanda:
Se ho ben capito, la caccia stessa impedisce, in un certo senso, che i processi naturali ritrovino il loro equilibrio e che la popolazione animale si regoli da sola. Ci sono, nel frattempo, zone in Europa, in cui si è sperimentato in pratica quali risultati si ottengono sospendendo completamente la caccia?

Carlo Consiglio:
Sì, l’esempio migliore è quello del Cantone di Ginevra, dove la caccia è stata abolita – ormai sono già diverse decine d’anni – e dove non si è verificato nessun grave incidente e, anzi, gli animali sono molto aumentati di numero, perché soprattutto gli animali svernanti nel Rodano sono molto aumentati, perché non sono più disturbati; perché la caccia, oltre a sottrarre degli animali, ha anche questo effetto dannoso di disturbare gli animali e impedire loro di svolgere tutte le funzioni naturali.

Domanda:
Si può, quindi, dire che nei dintorni di Ginevra, dove la caccia è stata completamente sospesa, il numero di animali in un primo tempo è aumentato, ma la popolazione si è poi regolata da sola; non si è quindi giunti a un numero eccessivo di animali, né non si sono avuti dei danni. E’ giusto?

Carlo Consiglio:
Lo stesso concetto di sovrappopolazione non ha un fondamento scientifico o una definizione scientifica. Sovrappopolazione significa che gli animali sono di più di quelli che dovrebbero essere, ma nessuno può dire quanti dovrebbero essere gli animali. Gli animali sono quelli che sono, in seguito all’equilibrio che essi raggiungono. Noi possiamo, caso mai, vedere se nel Cantone di Ginevra vi sono stati dei danni; se gli animali hanno arrecato dei danni e questo si può assolutamente negare, perché gli unici animali che fanno dei danni sono i cinghiali, ma i cinghiali sono perfino diminuiti nel Cantone di Ginevra.

Domanda:
Professor Consiglio, i cacciatori e i le guardie forestali in Germania adducono l’argomentazione che se non decimiamo in continuazione gli animali con la caccia, non cresce più il sottobosco, perché i caprioli mangiano i germogli teneri. Cosa ne dice Lei a questo proposito?

Carlo Consiglio:
Il problema è che i forestali hanno una mentalità, per cui qualsiasi volta dei cervi o dei caprioli brucano delle foglie degli alberi, loro dicono che questo è un danno. In realtà questo non è un danno, perché è normale. La foresta non è formata solo da alberi. Le foreste sono un ecosistema formato da alberi e da animali che mangiano gli alberi e cioè gli ungulati. Questo è perfettamente naturale. L’unica domanda che ci dobbiamo fare è se c’è il pericolo che alcuni alberi scompaiano per effetto del bruciamento degli ungulati e questo non è mai avvenuto. Il vero motivo è che gli animali aumentano di numero fino a un certo punto e poi si fermano. In realtà, può esserci soltanto il fatto che alcune specie di piante possano essere sostituite da altre, in particolare l’abete bianco può essere sostituito dall’abete rosso. Questo può avvenire in certi luoghi. Questa si chiama una successione naturale, non è nessun fenomeno straordinario. Ma in genere le piante sopravvivono anche se viene distrutta quasi tutta la rinnovazione. La rinnovazione sono le giovani piantine che possono essere brucate dai cervi o dai caprioli; questo bruciamento della rinnovazione può avvenire fino al 95% e può avvenire una volta, due volte e tre volte successivamente, ma le piante gettano sempre nuovi semi da cui nasce un’altra pianta. Queste giovani piantine sono in numero enorme e soltanto una piccolissima parte di loro può sopravvivere. Basta che una piccolissima parte di queste diano luogo ad alberi che la rinnovazione è assicurata. Per cui, in realtà, di fatto questo pericolo non esiste.

Domanda:
Ancora una domanda, Professor Consiglio. Può essere che lo stress a cui gli animali sono sottoposti a causa della caccia contribuisca a far sì che i caprioli bruchino una quantità ancora maggiore di germogli delle piante giovani? Ho già sentito questa tesi da altri zoologi tedeschi. Condivide quest’opinione?

Carlo Consiglio:
Quello che avviene è che la caccia modifica il comportamento degli animali. Gli animali, a causa della caccia, possono modificare gli orari in cui mangiano e cominciare a mangiare di notte invece che di giorno e possono spostarsi in zone meno adatte. Questi animali, gli ungulati, di solito mangiano nelle radure, negli spazi aperti, nei prati. Però, siccome c’è la caccia, rimangono nel bosco, perché lì sono più protetti, più coperti. Quindi sono costretti a mangiare delle erbe che crescono nel bosco, invece di mangiare quelle che crescono nei prati e queste erbe sono meno nutrienti e quindi è vero che c’è una modifica del comportamento, però proprio determinata dalla caccia e mostra proprio che la caccia ha un effetto dannoso in questo caso.

Domanda:
Come si dovrebbe andare avanti ora? Molti hanno riconosciuto che la caccia è uno sport crudele che porta morte e che non può essere tollerato più a lungo e gli scienziati ci dicono, su scala sempre più ampia, che la caccia non è nemmeno necessaria. Si afferma che la caccia sia un’assurdità. A questo punto, non si dovrebbe abolire la caccia? Si potrebbe fare subito o sarebbe necessario un periodo di transizione?

Carlo Consiglio:
La caccia può essere sospesa quando gli uomini lo decidono, non c’è nessun problema, non c’è nessuna necessità di un periodo di adattamento. La caccia può essere sospesa anche subito.


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