Movimento vegetariano

JURKA LIBERA



In nome del popolo: condannata a vita!

La storia di un’orsa: Jurka e dei suoi piccoli

L’orsa rinviene e si alza a fatica, barcollando. È stordita a causa della narcosi, la testa le fa un male terribile. Deve ispezionare l’ambiente estraneo. Qui, infatti, non è venuta di sua scelta. Solo pochi passi e inciampa già in un recinto. Presa dal panico, ora fa la spola avanti e indietro nel minuscolo perimetro e sembra quasi che sia presa dalla disperazione. Tutt’intorno c'è questo recinto che le impedisce di scappare. Scava e graffia ripetutamente lo stesso albero e cerca di arrampicarvisi, nella speranza di riuscire, in questo modo, a scavalcare la recinzione. Invano. Qualunque cosa cerchi di intraprendere nel suo panico infinito, Jurka è e rimane rinchiusa.
Solo pochi giorni prima, aveva attraversato distese di campagne, aveva scorrazzato per boschi, aveva potuto rinfrescarsi in laghi, torrenti e fiumi. Ora è rinchiusa in una piccolissima area di 1700 metri quadrati. Solo pochi giorni fa annusava nel vento per individuare da dove venisse il profumo del cibo prezioso. Ora le verdure, facilmente deperibili, non solo si trovano sempre allo stesso posto, ma hanno sempre lo stesso odore. Per Jurka tutto questo non solo è semplicemente noioso, ma è anche un’indicibile sofferenza.
Poco tempo dopo, deve accettare suo malgrado che le venga iniettata un’altra narcosi, per poterla sterilizzare , per toglierle il suo indomabile bisogno di libertà. E, naturalmente, per tenere lontani dall’orsa fecondabile maschi eventualmente interessati.
Jurka è uno dei 10 esemplari che fra il 1999 e il 2002 vennero trasferiti dalla Slovenia nella regione italiana del Trentino, per incrementarvi il numero di orsi. E, secondo i criteri del progetto, pare che Jurka abbia fatto molto bene la sua parte. Nell’inverno dell’anno 2004, infatti, diede alla luce due orsacchiotti.
Quale madre premurosa, Jurka aveva insegnato ai suoi due figlioletti tutto quello che lei stessa aveva sperimentato e imparato. Fra l’altro, il fatto che la vicinanza degli uomini spesso è in relazione con un facile accesso al cibo.
Questo l’aveva imparato dal proprietario di un albergo che voleva assicurarsi un’attrazione per i suoi clienti e un portafogli pieno per se stesso. Per questo, allettava in continuazione l’orsa con del cibo. Egli, ha fatto di Jurka “un’orsa da circo”, che viveva in modo selvatico e lei, a sua volta, ha passato questa terribile conoscenza alla sua prole.
Quando i due giovani orsi raggiunsero l’età in cui erano in grado di andarsene per la loro strada, misero in pratica le loro conoscenze e si avvicinarono ai centri abitati, dove placarono la loro fame con numerose ghiottonerie, raggiungibili senza troppi ostacoli. Fra l’altro, trovarono pecore, galline e il miele delle arnie.
La loro euforia iniziale si trasformò ben presto in panico. “In nome del popolo” vennero espressi dei verdetti terribili: a morte gli orsi!. Così, al primo figlio di Jurka, da una parte della popolazione chiamato amorevolmente “Bruno”, venne fatto un “processo sommario”, in Baviera. Il “popolo” decretò la sua condanna. Venne ucciso con un fucile di grosso calibro da alcuni cacciatori. Suo fratello si è “trasferito”in Svizzera dove, per il suo comportamento da ladruncolo, gli è stato dato il nome di “Lumpaz”. Dal 2005, il “monello” viene dato per scomparso.
Nel 2006 Jurka ha partorito nuovamente. Questa volta ha dato alla luce tre orsacchiotti, due maschi e una femmina. Tuttavia, anche questa volta la felicità familiare non è durata molto. Ad uno dei due figli è toccata la stessa sorte del fratello più grande, Bruno: lo hanno ucciso nei pressi di Mittelbünden in Svizzera. Gli altri due, forse per il fatto che avevano ancora un certo timore verso gli uomini, sono riusciti fino ad ora a rimanere vivi.
Perché sta accadendo tutto questo? Cos’è successo? E’ successo che gli orsi, all’inizio così tanto desiderati per portare avanti il progetto di ripopolamento, a causa di una serie di errori di valutazione commessi dall’uomo – ma anche per la presenza di interessi commerciali – sono, con il tempo, diventati animali che “causavano problemi alla collettività”. E, così, Jurka è stata presa e rinchiusa, in nome del popolo, in un recinto dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni.
Ma c’è anche un’altra parte della popolazione che, scossa da questa ingiustizia, non rimane inerte. Non è questa la soluzione che vuole per Jurka. Sono state raccolte migliaia di firme, sono state intraprese azioni di protesta. Jurka è riuscita ad avere attimi di notorietà, solitamente riservati a politici e ad attori. Un giornale del Trentino l’ha addirittura dichiarata la “personalità” più famosa dell’anno 2007. Tuttavia, questa notorietà e le proteste non portarono ad alcun beneficio per l’orsa. Jurka rimase ancora a soffrire e a vegetare per mesi in quel piccolo e triste recinto, a S. Romedio.
Dopo dieci mesi di proteste, il governo cede alla pressione di associazioni animaliste e della pubblica opinione e trasferisce Jurka in un recinto più grande. Qui ha ora 8000 metri quadrati a disposizione. Tuttavia, nemmeno qui cambia molto, nemmeno qui ci sono sfide da superare o animali con cui convivere e neppure la pancia sempre piena è in grado di ridarle la gioia di vivere. Il verdetto “carcerata a vita” rimane, la prigione solitaria è solo diventata un po’ più grande.
Jurka è diventata silenziosa. No, non perché ha trovato la tranquillità interiore, ma perché ha gettato la spugna. I suoi sensi non trovano alcuno stimolo. Nessun profumo di un altro orso che ha marcato il suo territorio, nessuna parola d’ordine di altri animali rapaci, nessun cespuglio da cui poter staccare i frutti. Perché dovrebbe, quindi, gioire di andare avanti e indietro nel suo recinto?
Gli animalisti italiani non sono contenti di questa situazione e stanno cercando alternative. Cercano un posto in cui Jurka possa condurre una vita vicina alla natura e ricca di distrazioni.
Nel corso di questa ricerca, la presidenza dell’associazione per i diritti degli animali “No alla Caccia” si è imbattuta in un progetto in grado di soddisfare questi presupposti: Der Alternative Wolf- und Bärenpark Schwarzwald (= Parco alternativo per lupi e orsi della Foresta Nera) in Germania ed è qui che cercherà di portarla.



Per un Natale vegetariano fiaccolata a Milano

"SARÀ UN VERO NATALE SOLO LASCIANDO VIVERE OGNI SINGOLO ANIMALE"

Nonostante il freddo polare, nonostante la difficolta' che molte persone hanno avuto per raggiungere il luogo dell'appuntamento a causa della neve, eravamo circa 200 a sfilare per le vie di Milano per denunciare l'immensa sofferenza subita dagli animali per mano dell'uomo , soprattutto in questo periodo di "festa".
Con noi erano presenti diverse associazionianimaliste: Gaia Animali, Lac, Vegan 3000, Movimento Antispecista ed inoltre, pur non avendo aderito ufficialmente alla fiaccolata, erano presenti volontari dell' Oipa e della Lav.

In cima al corteo ha sfilato una bara che, unitamente alla marcia funebre che faceva da sottofondo ed alle fiaccole accese in segno di lutto, ha suscitato lo stupore e la curiosita' dei tanti passanti che riempivano le vie del centro.

"Per favore pensaci! Sara' un vero Natale solo lasciando vivere ogni singolo animale!"
Questo il motto ripetuto piu' e piu' volte dagli amici degli animali.

Toccanti le parole di denuncia espresse dal Presidente Marcello Dell'Eva nel descrivere quello a cui gli animali sono sottoposti ogni giorno con il consenso e la complicita' di tutti coloro che ancora non hanno rinunciato al consumo di carne.
Scopo della fiaccolata era proprio quello di informare e di far riflettere chi non ha ancora abbracciato la scelta vegetariana. Unica scelta consapevole e determinante per salvare tante vite innocenti. Scelta che, come ha ribadito il Vice Presidente del Movimento Vgetariano No alla Caccia Anna Maria Pilati, puo' e deve essere fatta da sempre piu' persone.
"I motivi possono essere diversi, da quello ecologico alla lotta alla fame nel mondo, da quello salutistico a quello economico. Noi del Movimento Vegetariano abbiamo scelto di farlo per motivi etici, perche' crediamo fermamente che tutti gli esseri viventi hanno diritto di vivere liberi e di essere trattati con rispetto e dignita' come qualsiasi altro animale, umano o non umano che sia!"

Ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti ed anche tutti quelli che avrebbero voluto farlo ma che per vari motivi non hanno potuto e le tante persone che ci hanno sostenuto e che ci spronano a continuare nel nostro impegno quotidiano: dare voce a chi una voce non ce l'ha.

Ufficio Stampa Movimento vegetariano No alla Caccia
Floriana Saracino



Fiaccolata a Verona 19 settembre 2009

Comunicato congiunto: NO ALLA CACCIA - LAC VENETO - 21 settembre 2009

Più di 500 persone hanno partecipato sabato 19 settembre alla fiaccolata organizzata da alcune Associazioni Animaliste per denunciare la ripresa della caccia.
"La caccia è un massacro che non ha più alcuna giustificazione; ormai è palese agli occhi di tutti che la caccia non solo non contribuisce a mantenere un equilibrio nelle specie animali, ma al contario lo altera e provoca gravi squilibri " ... ha dichiarato, fra l'altro Marcello Dell'Eva Presidente del Movimento Vegetariano No alla caccia.

"A causa della caccia ogni anno si sperperano centinaia di miliaia di euro, denaro pubblico che potrebbe venir utilizzato per salvaguardare l'ambiente ed aiutare le associazioni che si adoperano alla sua tutela!" ha sottolineato il Presidente della LAC del Veneto Andrea Zanoni, aggiungendo quanto la dice lunga il fatto che il Sindaco di Verona Tosi sia anche Presidente della Federcaccia: "Un primo cittadino dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non una piccola minoranza; dovrebbe sostenere chi si batte per la vita, per un ambiente più sano e non chi, invece, contribuisce a seminare morte e a inquinare la natura" ha dichiarato Zanoni.

Il Vicepresidente di NAC Anna Pilati ha continuato denunciando come siano menzogne quelle diffuse dai cacciatori riguardo il soprannumero degli animali; sempre più spesso gli animali vengono allevati e poi immessi sul territorio proprio per essere cacciati.. Si è inoltre denunciata l'incostituzionalità dell'articolo di legge che permette ai cacciatori (e soltanto a loro), di entrare armati delle proprietà private..."Auspichiamo che quei pochi politici lungimiranti capiscano la gravità degli effetti negativi della caccia sugli equilibri delle specie animali, sull’ambiente e sugli uomini e si batta affinché la legge che la permette VENGA ABOLITA AL PIU’ PRESTO.

Gli amici degli animali hanno sfilato in modo pacifico con le luci accese in segno di denuncia e nello stesso tempo di speranza e la fiaccolata si è conclusa con un momento di silenzio in memoria di tutte le vittime innocenti immolate sull'altare della supremazia dell'uomo sugli animali.

Lungo il percorso molti veronesi, hanno dimostrato il loro appoggio ai manifestanti ed alle loro istanze.

Floriana Saracino Ufficio Stampa Associazione No alla caccia

www.lacveneto.it



NON PIÙ ORSI NELLA BUCA DI S.ROMEDIO


In questo periodo si sta ridiscutendo l’ipotesi di portare altri orsi nel recinto di S.Romedio, l’eremo francescano famoso per la sua posizione privilegiata nell’area faunistica della Val di Non.

No alla caccia si batte perchè in quel recinto non vi vengano rinchiusi più degli orsi, di qualsivoglia provenienza. Soprattutto dopo la recente e toccante esperienza dell’orsa Jurka, per la cui liberazione fu realizzata una massiccia campagna mediatica e di sensibilizzazione a cui aderirono molteplici associazioni, e che si è conclusa con lo spostamento dell’animale nel poco più ampio recinto di Casteller. Ricordiamo ancora la sofferenza straziante dell’orsa che cercava di fuggire in ogni modo da quella buca, brulla ed assolutamente inadatta alla sua natura. Facciamo in modo che la sua sofferenza non sia stata vana!

Esigiamo che i comuni e le autorità competenti facciano chiarezza un a volta per tutte sui loro intenti:
Se lo scopo è quello di aiutare un animale in difficoltà, magari proveniente da cattività ancora più agghiaccianti, l'area di S. Romedio va allargata di almeno un ettaro.
Certo che se invece l’intento è quello di creare un’attrazione turistica, come già avvenuto in passato, questo non lo permetteremo.

Non dimentichiamoci che quest’eremo è gestito da frati che si rifanno alla vita di Francesco D’Assisi, che amava gli animali e soprattutto li amava liberi.
Una leggenda del posto, spesso menzionata per giustificare la presenza di orsi nel recinto, narra di un nobile di nome Romedio che, ormai vecchio si sarebbe incamminato verso la città deciso ad incontrare il Vescovo di Trento. Lungo il percorso il suo cavallo sarebbe stato sbranato da un orso. Romedio tuttavia non si diede per vinto e avvicinatosi all’animale sarebbe riuscito miracolosamente a renderlo mansueto e a cavalcarlo fino a Trento. Si parla quindi di una grande amicizia tra uomo e animale, non di certo di animali chiusi in gabbia per fare da attrazione ai turisti.

Un'alternativa valida consisterebbe invece nel riadattare il recinto del Santuario, di innegabile valenza turistica (per l’aspetto artistico, spirituale e la straordinaria collocazione naturalistica), a museo/sito didattico, per la conoscenza sia della storia del posto, sia del ruolo storico dell’orso, sia dell’etologia e delle caratteristiche dell’animale. Qualcosa di educativo insomma soprattutto verso i più giovani, che di sicuro non amano vedere gli animali rinchiusi in gabbia, che si alzano solo per ricevere qualcosa da mangiare e che magari muoiono a causa delle molte caramelle che hanno ricevuto dai turisti. Anche questo purtroppo è avvenuto nel passato.

Scriviamo ai seguenti indirizzi affinchè tutto ciò non si ripeta:
segr.pres@provincia.tn.it; redazione@corrieredeltrentino.it; lettere@ladige.it; trento@giornaletrentino.it; segretario@comune.coredo.tn.it; c.sanzeno@comuni.infotn.it; segretario@comune.romeno.tn.it;


Una fondazione tedesca accoglierebbe JURKA


JURKA: da due anni in gabbia! PERCHE'?

JURKA: da due anni in gabbia! PERCHE'?

Chi ha a cuore gli animali e sente che anche loro sono esseri viventi che provano dolore come l'uomo, si ricorderà di certo di Jurka; l'orsa che ha pagato caro l'aver cercato aiuto presso gli uomini. Aveva troppa confidenza con l'uomo: questa è stata la sentenza con la quale è stata condannata all'ergastolo. Noi diciamo: Aveva fame e tre cuccioli da allevare, aveva capito che presso l'uomo poteva trovare cibo per lei ed i suoi figli.
Prima di decidere di ridurla ad uno stato vegetativo si sarebbe almeno potuto provare a farle trovare cibo in alta quota!!! Gli esperti non erano d'accordo e per questo si è deciso di eliminarla... i trentini sono stati meno crudeli dei loro cugini tedeschi e svizzeri, invece di ucciderla le hanno costruito un carcere.... Ci siamo chiesti tante volte cosa sia più doloroso per un animale: essere ucciso o essere costretto a vivere nella noia e nell'apatia più assolute in una situazione contraria alla propria natura? In ogni caso ciò che è stato fatto ad Jurka è una violenza e per quanto ne dicano gli esperti, noi siamo certi che se lei avesse trovato cibo a sufficienza non sarebbe di certo venuta vicino ai paesi. Probabilmente il nostro pianeta a questo punto ha bisogno più di uomini di cuore che di esperti; alcuni li abbiamo conosciuti anche all'interno del progetto Live Ursus. Persone che hanno veramente a cuore la sorte degli orsi, questi splendidi animali che, come molti altri, rischiano l'estinzione a causa dell'uomo. Facciamo appello a queste persone di cuore responsabili del Progetto Live Ursus affinché impegnino la Provincia di Trento a trovare una sistemazione migliore per Jurka, uno spazio di più ettari; l'attuale recinto è piccolo, la vegetazione non è adatta e si trova in una zona dove Jurka soffre di solitudine e noia e l'estate di un caldo soffocante!

Si sta delineando sempre più concretamente la possibilità che una Fondazione tedesca che si occupa già di orsi e ne ospita 11 nelle sue strutture, possa ospitare Jurka in uno spazio molto più grande (un recinto di 4 ettari); per cui invitiamo caldamente la Provincia a favorire questa possibilità visto che in Trentino sembra non esserci altra soluzione che lasciarla penare al Casteller.

Il Presidente Marcello Dell'Eva
il Vicepresidente Anna Maria Pilati


Noi vi informiamo regolarmente

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Ricevuta l'informativa ai sensi dell'art. 13 (Dlgs 196/2003) do il mio consenso al trattamento dei dati personali nella misura necessaria al proseguimento degli scopi statutari e con le modalità indicate nell'informativa stessa. I dati raccolti saranno utizzizzati per le sole finalità dell' Associazione No alla Caccia. È possibile in ogni momento chiedere di poter modificare, consultare,opporsi al trattamento dei dati.



PETIZIONE PER L'ABOLIZIONE DELLA CACCIA

Petizione popolare per l'abolizione della caccia indetta da: Movimento Vegetariano No alla Caccia, LAC, OIPA, Progetto Vivere Vegan. La raccolta firme durerà circa un anno. La caccia non ha più motivo di esistere. La caccia è l'espressione del puro gusto di uccidere esseri indifesi e di "raccogliere" trofei. Più dell' 80% dei cittadini sono contrarii alla caccia, nonostante questo, la Lobby dei cacciatori è riuscita fino ad oggi a tenere dalla loro parte la maggior parte dei politici e gli esponenti della Chiesa Cattolica, frenando per decenni il cambiamento verso una natura libera dalla caccia. Aiuta anche tu a raccogliere adesioni. Questa petizione è la nostra risposta alla proposta di legge "spara a tutto" del Senatore Orsi. SCARICA LA PETIZIONE


Recinto di Casteller dove vegeta Jurka


JURKA vegeta nel recinto di Casteller

05.11.2008
COMUNICATO STAMPA: JURKA INNOCENTE CONDANNATA ALL'ERGASTOLO
Oggi pomeriggio alcuni rappresentanti delle associazioni Animalmente, Enpa e No alla caccia hanno fatto visita a Jurka che oramai da alcuni mesi vegeta nel lager del Casteller. (Vicino alla città di Trento)
Sembra essersi abituata. E' più tranquilla, mangia, dorme... cosa vogliamo di più? Ce lo chiederanno in molti.
LA VOLEVAMO LIBERA, semplicemente. Libera di vivere secondo la sua natura selvaggia e meravigliosa, di esprimere tutta la sua intelligenza e potenza. Invece ora ci guarda sconfitta, rassegnata perché ha perso tutto. Chi l'ha rinchiusa invece ha tutto: famiglia, casa, una buona reputazione e la buona coscienza per avere tolto un pericolo dai boschi del Trentino.
Jurka pericolosa? Sarebbe potuta diventarlo?
Secoli fa venivano calpestati i diritti dei neri, li si trattava da schiavi. Fino a pochi decenni fa si credeva che le donne fossero esseri inferiori, la chiesa ha anche affermato che non avessero l'anima, così come oggi l'afferma per gli animali. E se ci sbagliassimo? Se scoprissimo che loro sono più collegati di noi con il Creatore di ogni forma di vita?
Se fosse un uomo rinchiuso in un lager innocente lo lascieremmo semplicemente morire d'inedia o faremmo qualcosa? E perchè per un animale no?
Non possiamo continuare a disporre degli animali a nostro piacimento!
Se libera non potrà più essere, almeno impegnamoci a trovare un'area molto più grande dove vivono altri animali, dove crescano alberi ad alto fusto.
Niente potrà ridare a Jurka la libertà e niente potrà colmare quel suo dolore espresso con urla strazianti quando ha tentato in ogni modo di fuggire dalla gabbia di San Romedio, attirata dal suo istinto materno che le diceva che i suoi figli avevano ancora bisogno di lei.
Ma almeno diamole la possibilità di vivere con la dignità che le appartiene!
Anna Pilati, Antonio Russi, Giusi Ferrari


Fiaccolata a Trento sabato 20 dicembre 2008


JURKA LIBERA


JURKA LIBERA

Jurka fa parte di un progetto di reintegrazione degli orsi nelle Alpi del Trentino chiamato Life Ursus – finanziato in parte dall’Unione Europea.
Jurka è stata il sesto orso ad arrivare nel Trentino nel maggio 2001, prelevata dalla riserva slovena di Monte Nevoso.
Dopo 6 anni, dai 9 orsi inseriti artificialmente nel Trentino, da 13 cucciolate sono nati 27 piccoli. Jurka, una delle 6 femmine, ne ha messi al mondo cinque;
due di loro erano JJ1, JJ3 divenuti purtroppo famosi con il loro abbattimento in Baviera e in Svizzera.
Il 29 giugno 2007 Jurka è stata catturata e messa in un piccolo recinto adiacente il Santuario di San Romedio in Val di Non (provincia di Trento).
La cattura è stata giustificata con il pretesto che Jurka avrebbe avuto un’eccessiva confidenza con l’uomo e avrebbe causato diversi danni per procurarsi cibo, rovinando alveari, rovesciando cassonetti delle immondizie e rubando alcune pecore e galline, avvicinandosi così troppo ai centri abitati (che a volte sono in realtà rifugi di montagna che hanno invaso lo spazio vitale naturale degli animali).
Jurka non si è mai dimostrata aggressiva nei confronti dell’uomo, anche se in questi anni è stata vista da molte persone: ogni volta lei con i suoi cuccioli è scappata.
Si avvicinava ai centri abitati con l'unico scopo di cercare cibo per lei e i suoi figli.
Dopo aver trascorso 9 mesi di sofferenza nella gabbia di san Romedio, da dove ha tentato in tutti i modi di fuggire, a marzo 2008 Jurka è stata trasferita in un recinto di circa 8.000 mq, vicino a Trento.
E’ nuovamente una situazione insopportabile per un orso abituato a muoversi fino a 40 km al giorno, è uno spazio più piccolo di un campo da calcio dove non c’è una pianta sulla quale possa arrampicarsi, dove l’estate fa un caldo insopportabile.
Noi riteniamo che l'uomo non possa disporre degli animali a proprio piacimento; chi ha voluto reitrodurre l'orso nelle Alpi del Trentino, ha anche la responsabilità di garantirgli una vita in libertà in un habitat adatto.
Ormai dobbiamo prendere atto che dopo essere stata narcotizzata 5 volte, dopo essere stata sterilizzata, dopo aver trascorso tutto questo tempo in cattività per Jurka la libertà rimarrà un sogno irrealizzabile.
Lei è diventata un simbolo: il simbolo della sopraffazione dell'uomo sull'animale.
Non possiamo lasciarla trascorrere le sue giornate nella noia e apatia più assolute, per questo il Movimento vegetariano No alla Caccia chiede che venga individuata un'area di alcuni ettari, un habitat adatto ad un orso bruno affinchè Jurka possa avere la possibilità di muoversi e di trascorrere le sue giornate in una situazione un po' più adatta alla sua natura.
I tedeschi e gli svizzeri hanno scelto la violenza bruta per i figli di Jurka; i trentini hanno scelto una via meno cruenta, ma ricordiamoci che si può uccidere
anche togliendo ad un essere vivente la possibilità di vivere secondo la sua natura, costringendolo a vegetare in un habitat non adatto alla sua specie e alle sue caratteristiche.
Altre informazioni su JURKA LIBERA


Manifestazione 13 ottobre "Jurka Libera" a Trento


Jurka Libera; petizione online

Sottoscrivendo questa petizione, che viene indirizzata al Presidente della regione del Trentino, Lorenzo Dellai e ad altri responsabili del progetto "Life Ursus", esprimerai, con molti altri, il tuo dissenso per come è stata trattata Jurka.
Catturandola è stata ingiustamente fatta soffrire, prima, privandola della sua libertà e poi costringendola, per mesi, a vivere in un angusto recinto, a S. Romedio.

Firma la petizione


CIRCHI SÌ MA SENZA ANIMALI

No alla Caccia si unisce alla protesta di tante altre associazioni animaliste per denunciare l’utilizzo di animali come attrazione nei circhi.

E' risaputo che nel circo gli animali sono confinati in piccoli spazi, incatenati e costretti con metodi violenti ad eseguire ridicoli e grotteschi esercizi in completo contrasto con la loro natura.
Ci chiediamo che esempio può essere per bambini, ragazzi e giovani che assistono a questi spettacoli apparentemente piacevoli ma che nascondono la sofferenza causata dalla supremazia dell'uomo.
L'addestramento inizia fin da quando gli animali sono ancora molto giovani in modo da fissare più facilmente le abitudini mentali dei cuccioli. Sperimentare già in tenera età la frusta, il bastone, il cibo
negato oppure gli uncini per gli elefanti, stimola la paura di deludere l'addestratore, e il premio, così come l'apparente affetto e ricompensa di cibo, formano la relazione necessaria basata sulla dipendenza. L'addestratore diventa il capo da temere e da cui dipendere per ottenere la sua approvazione, affetto ed evitare la punizione.
Crediamo che sia arrivato il momento di dismettere la vecchia immagine del circo (quella dove animali tristi fanno dei giochini poco divertenti e innaturali) per crearne una nuova.
Ci sono gia’ tanti esempi di professionisti che hanno cominciato a dare il buon esempio e che hanno trasformato il circo in un posto in cui gli artisti esplicano le loro abilità e ne fanno uno spettacolo per tutti. Tutto cio’ porta molta piu’ soddisfazione a chi viene applaudito per le proprie capacità e non per uno spettacolo di sofferenza che spesso non diverte né adulti né tanto meno i bambini, che per natura amano molto gli animali, ma li amano liberi?!

Vi invitiamo quindi in primo luogo a non andare a vedere spettacoli di questo genere ma a preferire sicuramente quelli in cui gli animali non sono coinvolti.
Inoltre a scrivere al proprio comune perchè non accolga attendamenti di questo tipo e che soprattutto effettui dei controlli rigorosi su queste strutture in modo da impedire eventuali abusi o dichiarazioni mendaci, che purtroppo sono molto frequenti.
Viva il circo, quindi, ma senza animali!


(C) 2007 - tutti i diritti sono riservati

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